Qual è il primo dei "top ten" nella "hit parade" dei più letti in Italia negli ultimi anni, con milioni di copie distribuite, gratuitamente, a moltissimi italiani? Non cercate di sforzarvi più di tanto, sicuramente quasi ogni famiglia l'ha ricevuta: si tratta della "dichiarazione di regolarità" che la Sip-Telecom distribuisce ai suoi utenti che protestano, in seguito al ricevimento di una maxibolletta telefonica!
Inizia quasi sempre così, secondo il "manuale" che il Concessionario Monopolista ha approntato per le sue "giovani marmotte": "Gentile cliente, abbiamo ricevuto la Sua segnalazione e ci rammarichiamo che il servizio offerto dalla nostra Azienda possa averLe causato disagio od insoddisfazione. Ci auguriamo comunque che gli accertamenti tecnici e contabili, immediatamente predisposti, possano contribuire a dissipare ogni Suo dubbio sull'argomento."
In genere, il malcapitato utente telefonico, dopo aver rimuginato per un po' cosa possa farsene del rammarico della Telecom, pensa invece che sarebbe stato meglio, in sostituzione del rammarico (mai richiesto), fornire la documentazione (invece richiesta) relativa al traffico telefonico che risulta sul proprio contatore.
La lettera poi prosegue con una successione di paragrafi preconfezionati, invariati ormai da alcuni anni, che qui non riportiamo perche' ormai noti a tutti i predestinati.
Preferiamo invece chiarire la differenza di significato tra alcuni termini della lingua italiana, confusi tra loro dalla Telecom, probabilmente per troppa dimestichezza con i milioni di lettere inviate ai propri utenti.
Non può infatti sfuggire, anche al meno smaliziato cultore dell'italico idioma, la profonda differenza di significato, nonché dell'ambito di applicazione, che corre tra i termini "richiesto" e "dovuto", che potrebbero tuttavia essere tra loro collegati solo dalla parola "dimostrazione". Chiunque abbia infatti l'abitudine di emettere o ricevere fatture ha ben chiaro in testa che il pagamento di un qualsiasi documento fiscale non può essere soggetto ai liberi intendimenti del fornitore, il quale ha invece il dovere di dimostrare di aver realmente fornito la merce o il servizio descritti nella fattura stessa, ma non solo, deve anche dimostrare che la merce od il servizio sia stato effettivamente richiesto, altrimenti il "cliente" ha il diritto di rispondere "picche". Anche il più ingenuo cliente, presentandosi con un solo uovo davanti alla cassa di un supermercato, potrebbe quantomeno sbellicarsi dalle risa, ovvero essere colto da malore, a seconda del modo di rapportarsi agli imprevisti nella vita, se la commessa battesse sul registratore di cassa la cifra di uno o due milioni di lire.
I dubbi che comunque assalirebbero, in tal caso, anche una cassiera al suo primo giorno di lavoro, tuttavia mai potranno sfiorare i tetragoni funzionari della Telecom, addestrati a tutto, ma soprattutto al contrario di tutto.
Altri termini per cui, nel dizionario interno della Telecom, forse per economia di spazio, viene riportato lo stesso significato, sono invece le parole "chiarimento" (quello per intendersi, dovuto all'utente che reclama a norma dell'ultimo comma dell'art. 13 del Regolamento di Servizio) e "dichiarazione". Tornando infatti, per esemplificare, alla cassiera di prima, se questa, dopo le rimostranze del cliente, continuasse ad insistere che "è tutto regolare", anche qui, a seconda della pazienza del cliente, potrebbe o sentirsi male apostrofare o vedersi spiaccicare il citato uovo sulla testa a mo' di shampoo.
Alla Telecom invece, grazie al monopolio, le sole varianti praticate, rispetto alla "dichiarazione di regolarità", da una prassi che pone, come prima regola l'abuso della pazienza dell'utente, sono la "conferma di regolarità" oppure il "ribadire la regolarità". E' ovvio che la parola "dimostrazione", prima citata, è stata omessa, sempre per questioni di spazio, dal ristretto vocabolario dell'Azienda telefonica che, avendo evidentemente profuso ingenti risorse in tutte le possibili forme di sponsorizzazioni e pubblicità, da qualche parte deve pure tagliare.
A cosa mira la Concessionaria, approfittando in questo modo della propria posizione dominante, attribuitale dal monopolio? Non v'è più dubbio alcuno che essa mira ad aumentare, a dismisura e ad ogni costo, i propri profitti, già peraltro altissimi, anche sulla base degli importi relativi al Pubblico Servizio, gravato da una tariffa tra le più care del mondo!
Ma perché tanta fretta di incassare, su ogni fronte, quasi fosse meglio "un uovo oggi che una gallina domani"? Perché ben sa, la Telecom, ex Sip, che questa voluta politica della "pancia subito piena" non può durare ancora più di tanto e che il Ministero PT prima, l'apertura dei mercati alla concorrenza poi, e la pessima fama che si è procurata presso l'utenza, la porteranno ad una posizione commercialmente perdente. Per questo motivo la Telecom deve investire, nel più breve tempo possibile, ingenti somme per l'acquisizione di compagnie telefoniche di altre nazioni, più arretrate della nostra, tecnicamente e politicamente, dove ripetere "lo scherzetto" (quante migliaia di miliardi?).
Nel frattempo, la Concessionaria si vede costretta, nel suo paese d'origine, a fronteggiare una situazione dove i privilegi del passato le si stanno ritorcendo contro. Anche su questo fronte deve profondere ingenti risorse economiche, distolte dal miglioramento del servizio, per crearsi intorno consenso e amicizie importanti.
Ecco allora l'invasione di martellante pubblicità, onnipresenti sponsorizzazioni, e la messa a "libro paga" di presidenti di ordini forensi, di illustri cattedratici, anche tra ex difensori dei consumatori, con l'evidente finalità di non trovarseli contro, dalla parte degli utenti e/o dello Stato.
Sì, anche dello Stato! Perché finalmente, di fronte ad una valanga di più che giustificate proteste degli utenti, stanchi di sopportare l'intollerabile arroganza della Concessionaria monopolista, anche il Ministero PT ha dovuto reagire e dire "basta!", con due importanti note ministeriali in data 31-10-95 e 22-11-95.
Dopo un primo periodo di sconcerto, in cui la Telecom credeva di risolvere tutto con una "pacca sulle spalle" e "su via, torniamo amici come prima", "gli intoccabili" si sono accorti che il Ministero PT non era disposto a seguirli nel baratro in cui si erano cacciati. E allora la Telecom, come un bambino viziato che viene per la prima volta sculacciato dalla mamma, mentre, di fronte agli utenti continua a ignorare l'esistenza delle circolari ministeriali citate, pretendendo il pagamento di esorbitanti importi per traffico telefonico, a detta dello stesso Ministero, illecito e/o abusivo, e nulla fa per rendere sicure le linee telefoniche, né nella coda urbana, né nelle stesse centrali (vedasi gli arresti di Napoli). Dall'altra parte presenta un ricorso zeppo di argomentazioni pretestuose al TAR del Lazio contro lo stesso Ministero, con una serie di "tiramolla" studiati solo per perdere tempo, poiché è ben convinta di stare ad arrampicarsi sugli specchi.
A che punto è allora "la notte"? Ora, dopo le parole, al Ministero PT spettano i fatti! Di fronte alle reiterate inadempienze della Telecom e a migliaia di utenti immotivatamente privati, anche da anni, del Servizio Telefonico Pubblico, il nuovo Ministro non può certo ignorare la gravità della situazione, né esimersi dall'applicazione delle dovute sanzioni finora risparmiate alla Telecom.
Altro che aumenti di tariffe!!!!
Padova, giugno 1996
Il Comitato Vittime della Sip-Telecom
------------
Per caricare questo documento come .DOC di WORD 2.0:
download .DOC (10,6K)