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IL GRANDE RICATTO - IL GRANDE BIDONE

30 settembre 1996


IL GRANDE RICATTO

Il Ministro, Antonio Maccanico, ha ordinato ai tecnici del suo Ministero di occuparsi d'altro. Di reclami relativi alle "superbollette" non bisogna più parlarne: ufficialmente "non esistono". Così, le migliaia di lettere di protesta che continuano ad arrivare quotidianamente al Ministero PT da tutta Italia sono destinate ad essere inesorabilmente cestinate, non più neanche una "risposta di cortesia". Gli utenti, "vittime" di questa vera e propria "estorsione", devono essere lasciati in balia di Telecom Italia, che si arrangino! Come nelle "migliori democrazie" sudamericane.

Sia il Capo di Gabinetto, Antonio Catricalà, che il Segretario Generale, Guido Salerno, sono stati "strigliati" per aver dato ascolto a quel "rompiscatole" dell'Ing. Lorenzo Filippi, presidente dell'associazione nazionale "Comitato Vittime della Sip-Telecom".

Il primo ha osato, il 2 agosto '96, inviare una letteraccia all'Amministratore delegato di Telecom Italia, Francesco Chirichigno, e di TIM, Vito Gamberale, invitandoli a consegnare la documentazione agli utenti che reclamavano e, per la prima volta, ha ammesso: le bollette telefoniche sono semplici "richieste di pagamento inoltrate dal gestore pubblico", non rappresentano sicuramente quanto "dovuto", come sostiene la Telecom. Guai a lui se parla ancora con Filippi!

Guido Salerno nel marzo 1995, quand'era Ministro Agostino Gambino (che ha ben sistemato suo figlio dietro ad una scrivania della Telecom Italia ed il cui Studio annovera fra i clienti "più grossi", guardacaso, proprio la STET), ha avviato, per la prima volta nella storia di questo Ministero, da sempre "fedele partner" della Società telefonica monopolista, un'inchiesta che purtroppo ha confermato il coinvolgimento diretto prima della Sip, poi di Telecom Italia, nel grande scandalo delle "maxibollette". Macchiandosi del delitto di "lesa Maestà"!

Il rimprovero che serpeggia, lungo i corridoi del Ministero PT, è: "ma cosa volete? iscrivervi anche voi al Comitato Vittime della Sip-Telecom?".

Ormai le varie segretarie che si alternano ai telefoni, sia nel dedalo di corridoi dell'edificio dell'EUR, sia nel palazzo in Largo Pietro di Brazzà, quando sentono il nome Filippi, o "Vittime della Telecom", hanno l'ordine di "fare barriera" o passare l'ultimo usciere del Ministero.

Ma cosa chiedono questi "facinorosi" del "Comitato Vittime della Sip-Telecom", che pretendono di stravolgere l'establishment clientelare che, prima la Sip e poi la Telecom hanno ben radicato nei palazzi del potere?

Pensatevi: osano pretendere di aver restituita la loro linea telefonica, interrotta illecitamente dalla Società concessionaria monopolista, in alcuni casi anche da anni, o, quanto meno, di ottenere una plausibile risposta, accompagnata dalla dovuta documentazione, che giustifichi questo brutale taglio di linea e la conseguente risoluzione contrattuale. Naturalmente, rifiutano le solite "dichiarazioni di regolarità" preconfezionate, che la Sip-Telecom invia sempre identiche, ormai da anni, ai milioni di utenti che protestano, e le "dichiarazioni di morosità", mai giustificate dalla minima dimostrazione dell'esistenza di un credito da parte della Concessionaria. In sostanza, per la Concessionaria monopolista, all'utente dovrebbe restare l'unica prerogativa di "pagare e tacere".

Che paghino e stiano zitti!
Il Ministro ha altro cui pensare!

Che fa il nesci, Eccellenza, o non l'ha letto?
Ah, intendo: il suo cervel, Dio lo riposi,
in tutt'altre faccende affaccendato,
a questa roba è morto e sotterrato.

[Giuseppe Giusti]

Da anni le Questure, le caserme dei Carabinieri, le Procure di tutta Italia sono intasate da denunce di utenti del servizio Telefonico, che hanno ricevuto bollette a volte supermilionarie, comunque ingiustificate. Ma tutto è bloccato e non possono procedere nelle indagini: dall'alto viene l'ordine di lasciar stare o archiviare. Esisterebbero milioni di "ignoti" che, invece di andare a rapinare le banche o le vecchiette, preferiscono "attaccarsi" alle linee telefoniche e fare centinaia di "telefonate erotiche", vere "sveltine" supersoniche, se consideriamo che per la maggior parte durano pochi secondi, giusto il tempo di sentire la per niente eccitante registrazione che ripete: "Si avverte che questa è una chiamata internazionale. Si avverte che la tariffa è internazionale". Ma la Telecom ribadisce: "è tutto regolare".

Da anni ormai, all'arrivo della bolletta telefonica, centinaia di migliaia di famiglie sono sconquassate da litigi interni, alla ricerca del responsabile delle migliaia di scatti addebitati dalla Società Telefonica: separazioni tra coniugi; figli scappati di casa perché non creduti; nel migliore dei casi arriva l'angoscia per il telefono e per le bollette; tutti sono costretti ad andare a telefonare in cabina, con le tessere magnetiche (prepagate alla Telecom), e la bolletta aumenta lo stesso! Ma la Telecom ribadisce: "è tutto regolare".

Da anni, migliaia di famiglie italiane sono state private del Servizio telefonico Pubblico, isolate dal resto del mondo, non possono neppure chiamare, in caso di emergenza, servizi essenziali: la polizia, il medico, l'ambulanza, i vigili del fuoco ecc., non possono comunicare con amici e parenti. La Telecom ribadisce che i telefoni erotici non si possono escludere dalle linee degli utenti, anche di quelli che non li vogliono e che non li hanno mai richiesti: sarebbe un " attentato alla libertà delle telecomunicazioni"!

Ormai anche i "veri guasti" segnalati dagli utenti non possono più essere riparati, e "i clienti" sono costretti a tenersi malfunzionamenti, interferenze, black-out, perché alla Telecom hanno l'ordine di affermare categoricamente: "è tutto regolare!".

Il manuale interno di comportamento dei dipendenti della Telecom detta precise ed inesorabili "leggi": i tecnici che girano per le città, quelli con i furgoncini Panda, inviati ad eseguire i controlli in seguito al reclamo dell'utente, sanno bene che sullo striminzito modulo da compilare devono scrivere "regolare", pena il licenziamento o il trasferimento in qualche filiale lontana 500 chilometri; le signorine che rispondono al 187 o al 188 hanno l'ordine di "mettere in musica" gli utenti che protestano e poi far cadere la linea; i più tenaci, dopo che hanno raggiunto "l'ufficio competente", vengono invitati a rivolgersi ad un avvocato, il quale si deve rivolgere all'avvocato della Telecom (il quale naturalmente non sa nulla e invita a rivolgersi alla Telecom).

Da anni i mezzi di informazione sono invasi da una martellante, onnipresente, supermiliardaria pubblicità della Società monopolista, utile, oltre che a trasmettere un'immagine rassicurante della Telecom, solamente a mantenere un silenzio di tomba su questa "grande vergogna". Si sa, sono "casi personali", come dice Mentana del TG5, anche se a milioni, e la TV si può occupare di "casi personali" solo se si tratta delle Principesse di Monaco o di qualche divo dello spettacolo. Ma se tutti i telegiornali di Canale 5 costano in un giorno 110 milioni, è facile comprendere che con 2 spot di mezzo minuto, da 75 milioni ciascuno, sbattuti proprio in mezzo al telegiornale, si può ........ comprare il silenzio!

Tra gli innumerevoli episodi, recentemente, la pubblicazione su alcuni giornali locali della protesta del Comitato Vittime contro la illegale "bolletta di raccordo", una mensilità addizionale anticipata, cui la Telecom vuole obbligare metà degli utenti, con il pretesto di distribuire i pagamenti bimestrali tra i mesi pari e quelli dispari (altro artificio per gonfiare i bilanci 1996, prima della privatizzazione della STET). Vi è stata una vera e propria "sollevazione popolare". Il "Mattino di Padova" era subissato di chiamate degli utenti che protestavano e chiedevano lumi per ricusare la "bolletta di raccordo". Tanto che era stato approntato un secondo servizio: mai pubblicato! Telecom Italia ha preferito "regolamentare la libertà di comunicazione" minacciando all'intero gruppo editoriale (quello dell'Espresso e di Repubblica, per intendersi) di togliere tutta la pubblicità se avessero ancora dato spazio al "Comitato Vittime".

Tutti sono ricattati dal "Grande Fratello": gli utenti, i mezzi di informazione, i politici, le intere Istituzioni, spesso anche i giudici. Chi non viene ricattato viene messo "a libro paga": presidenti di Ordini professionali, avvocati, consulenti, associazioni di consumatori e chi più ne ha più ne metta.

Ma come può proseguire indisturbato per anni un simile "Grande Ricatto"? Anche dopo che Tangentopoli n.1 è scoppiata e quasi sepolta?

IL GRANDE BIDONE

Il "Grande Ricatto" non può che essere funzionale al "Grande Bidone"!

Solo questo Governo infatti, finalmente composto di "omini", che sono stati fedeli servitori del potere costituito per anni, disegnato proprio dal "Grande Fratello", poteva portare a compimento il "Grande Bidone". Dopo un tentativo (di proposito fallito) di mettere a capo del Governo proprio Antonio Maccanico, si è così potuto attuare il ripescaggio di questo personaggio, semplice "marionetta" (ben lontano dallo "stile" degli Andreotti, dei Craxi, dei De Michelis), di cui "i Boiardi" della Telecom e della STET muovono i fili.

Sì, proprio lì sta il gioco: le privatizzazioni ed, in particolare, la privatizzazione della STET. Da anni ci raccontano infatti che le aziende dell'IRI sono un vero "catorcio". Per fortuna c'è la STET, titolare della maggioranza delle azioni di Telecom Italia, chiamata anche "il gioiello" dell'IRI, che dovrebbe trascinare la privatizzazione di tutte le altre aziende. Era quindi necessario proteggere al massimo e coccolare questo "gioiellino", risparmiandogli qualsiasi trauma e spianandogli la strada.

Solo questo Governo, che ha "tirato dentro" i più accesi sostenitori della privatizzazione della STET, Ciampi, Maccanico, Dini e non ultimo, proprio Romano Prodi, già alla guida dell'IRI, poteva "tirar dentro nella torta" il PDS e, con qualche contentino, anche Rifondazione Comunista, finanziata con il passivo prima della SEAT poi della MMP, società che hanno gestito e gestiscono in esclusiva la pubblicità sia del Manifesto che dell'Unità. D'altronde Bertinotti, pur a conoscenza di questa "grande vergogna", che travolge ormai proletari e borghesi d'Italia, non ha mai osato parlarne in pubblico.

E l'opposizione? Qui Antonio Maccanico ha estratto il coniglio dal cilindro: il disegno di legge che unifica la regolamentazione delle TV e delle Telecomunicazioni! Così, adesso affermano di voler togliere la terza rete a Berlusconi e poi, invece, dopo un po' di tiramolla e vittimistici lamenti (come da copione) del Cavaliere, gliela lascieranno, ma in cambio .......?!

D'altronde, anche ad Alleanza Nazionale, sotto il "regno" di Tatarella al Ministero PT, hanno riservato alla Telecom ed alla SEAT alcuni posticini che prima erano degli amici di Craxi.

Ecco allora "l'arco costituzionale" unificato sotto il "Grande Ricatto".

Ma è proprio vero che la STET, e quindi la Telecom, è un "gioiello"?

Se proviamo ad aprire questo "gioiello" cosa ci troviamo dentro? Per prima cosa si vede una perfetta radiografia della prima e cosiddetta seconda (nel senso di serie B, rispetto alla prima, per gli "omuncoli" che la infestano) Repubblica. Dall'esame schermografico scopriamo che i trentamila miliardi di fatturato annuo della Telecom non sono che il risultato di un bilancio appositamente "gonfiato", per mezzo di bollette, pure "gonfiate", con addebiti abusivi, automaticamente predisposti mediante sistemi computerizzati.

In genere sparano tre o quattro "telefonatine" qua e là per ogni bolletta, con prefissi internazionali 00 di paesi esotici (Cile, Antille, Portorico, Hong Kong, Guyana, ultimamente va di moda Sao Tomé, ecc.), ma prefissi di località (area-code) inesistenti. Questi ultimi servono ai computer per "decodificare" i "finti numeri internazionali" e deviare le telefonate (quelle vere) a normali numeri nazionali. Così la tariffa internazionale è assicurata. Qualunque abbonato, se trova 200-400 scatti in più (25.000-50.000 L. + IVA) paga senza fiatare.

Ogni tanto però ai computer "scappano" sfilze di "telefonate virtuali" per milioni (si sa, fanno presto ad alzare "la media"!), e il disgraziato utente inizia così un interminabile calvario che può sfociare solamente o nel pagamento (molti hanno dovuto accendere un mutuo) o nell'inesorabile taglio della linea. Già, perché per la Telecom è sempre "tutto regolare"!

Facendo pochi e semplici conti, rapportati ai 25 milioni di utenti italiani, si fa presto ad accorgersi che "lo scherzetto" frutta alla Concessionaria (privata) monopolista del Servizio (Pubblico), per ogni bolletta, cifre seguite da dodici zeri! A confronto, i 150 miliardi della tangente Enimont sono solo spiccioli!

La Telecom, dopo essersi trattenuta una quota delle circa 4.000 L/min delle "finte telefonate", trasferisce all'estero, alla compagnia straniera, l'altra parte (circa 2.000 L/min). Nella maggior parte dei casi, però, la "compagnia straniera" ha partecipazione azionaria Telecom o STET (esiste all'uopo la STET International, delegata a fare razzia). Dopo un bel giro, e dopo aver sbrodolato una consistente parte di questi miliardoni in giro per varie banche straniere, una piccola parte dei soldi ritorna in Italia, ai "centri servizi" titolari dei "telefoni erotici".

Nel frattempo i vari conti esteri, collocati nei "paradisi fiscali", si saranno consistentemente rimpinguati. E poi si lamentano che sono le ditte esportatrici italiane a far impazzire i cambi monetari! Ma questi invece sono veri e propri esportatori di capitali (sottratti agli utenti telefonici italiani)!

Ma torniamo alla privatizzazione della STET.

Se essa avvenisse posteriormente al primo gennaio 1998, dopo la liberalizzazione del mercato italiano delle telecomunicazioni, il fatturato della Telecom precipiterebbe a valori ora impensabili, non solo per la fuga verso altre compagnie telefoniche di milioni di utenti italiani, esasperati dalle continue angherie della concessionaria monopolista, ma anche perché, in libero mercato, non sarebbe più possibile continuare lo "scherzetto" delle "bollette gonfiate". Il "gioiello" si affloscierebbe inesorabilmente.

Proprio per questo, Ciampi, Maccanico, Dini e compagnia premono ossessivamente per la vendita della STET entro i primi mesi del 1997.

Ma è anche evidente che se Antonio Maccanico, come da tempo richiedono gli Organi tecnici del Ministero PT e come espressamente diffidato dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nella Delibera del 30-05-95, facesse il suo dovere e applicasse alla Telecom le sanzioni previste dalla Convenzione di Concessione, imponendo l'osservanza delle Leggi dello Stato italiano e degli ordini del Ministero PT, e restituendo così la linea telefonica agli utenti che ne sono stati prepotentemente privati, verrebbe allo scoperto tutto il sopradescritto "scherzetto". Come sarebbe possibile vendere un'Azienda, dichiarata per florida, il cui fatturato è invece stato per anni così forzatamente gonfiato? Dove andrebbero a finire i meriti (e i depositi bancari esteri) dei grandi "privatizzatori"?

A questi utenti resta pertanto "l'onore" di essere stati sacrificati per "il bene della patria" (leggi: le tasche piene dei Boiardi e dei loro fedeli servitori)! Le "Istituzioni" non servono per proteggere i cittadini dai malfattori e garantire i loro diritti, come ci hanno sempre insegnato, ma ad immobilizzarli mentre "i grandi malfattori" mettono le mani nelle loro tasche!

Così si spiega perché, non appena il sottoscritto Lorenzo Filippi, senza telefono dal 10 giugno 1994, ha riferito tutto ciò al segretario particolare del Ministro Maccanico (il quale non ha potuto far altro che alzare le braccia, senza poter smentire, e poi riferire al Ministro), e ha avvertito della sua intenzione di diffondere sulla stampa estera tutti i risultati di questa lunga ed interessante indagine, si è visto offrire, in cambio del silenzio, nel giro di poche ore, il ripristino della propria linea telefonica e l'abbuono del presunto debito, a condizione di firmare un nuovo contratto! In poco tempo si erano riuniti i vertici del Ministero e della Telecom, e avevano così "deliberato".

Naturalmente, non potevano semplicemente restituire, senza condizioni, altrimenti avrebbero ammesso che l'interruzione del servizio era stata abusiva! A parte la reazione di migliaia di utenti nelle stesse condizioni, anche in questo caso sarebbe venuto a galla il "giochetto". Non si poteva rischiare che lo scandalo nazionale finisse sulle pagine dei giornali (esteri).

Ovvia è stata anche la risposta del sottoscritto: il ripristino della linea, e pertanto della legalità, deve essere incondizionato, e per tutti gli utenti con contenzioso in corso, e non può quindi essere soggetto ad alcun ricatto!

Ecco spiegato il vero significato che i nostri governanti attribuiscono alle parole «LIBERTA', PATRIA, UNITA' DELLA NAZIONE, ISTITUZIONI, LA VERITA'», ripetute in modo altisonante nei loro inutili pistolotti pubblici!

Padova, 30 settembre 1996.

Lorenzo Filippi
Presidente dell'Associazione:
"Comitato Vittime della Sip-Telecom"
35134 Padova - Via Crimea, 3
Tel e Fax: 049/8715010
http://www.sipvittime.org --- E-mail: info@sipvittime.org

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* Comitato Vittime della Sip-Telecom * info@sipvittime.org


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