Fin dall'inizio è stata come "un'attrazione fatale", una potente calamita che ci attirava e, nonostante avessimo tutti contro, ci spingeva ad andare avanti. Molti ci davano ragione, la maggior parte preferiva catalogarci come "pazzi". Ma sentivamo che era necessario andare fino in fondo, togliere il coperchio a quella pentola, per vedere cosa bolliva dentro, far venire completamente a galla quell'iceberg di cui si vedeva solo la punta. SI! dovevamo andare avanti, per la giustizia, che non si può cercare solo per se stessi, ma la si deve volere per tutti, perché è necessario almeno provare a lasciare ai nostri figli un mondo migliore.
Tutto era iniziato con una bolletta salata, dopo l'estate del 1992, che conteneva tutti gli scatti di un anno. All'inizio ciò aveva provocato tensione in famiglia, alla ricerca delle colpe, ma poi, accertato che nessuno era stato, anche perché si trattava di un periodo in cui la casa era vuota, avevamo pagato e protestato, ottenendo solo una evasiva risposta. Il tutto dormì per quasi un anno. Ma il fatto si ripeté nell'estate 1993. Questa volta, dopo le solite indagini in casa e litigi alla ricerca del responsabile, ci decidemmo a pagare solo una parte e poi contestare. Credevamo allora che qualcuno si fosse inserito sulla nostra linea, mentre eravamo assenti. Anche questa volta la Sip inviava però una lettera che sembrava una fotocopia di quella dell'anno precedente, con le solite, generiche, insignificanti "dichiarazioni di regolarità", senza fornirci nemmeno uno straccio di prova e negando la documentazione richiesta.
Cominciavamo a sentire "puzza di bruciato". Dopo uno scambio di lettere con la Sip e promesse di ricorso alle vie legali, ci decidemmo ad inoltrare un esposto-denuncia alla Magistratura. Ci eravamo sentiti veramente soli, davanti ad un "muro di gomma", che sembrava impossibile non solo abbattere, ma anche scalfire. Si percepiva, dai giornali, dalle code davanti alla Sip (allora gli uffici erano aperti al pubblico), di non essere gli unici, ma come fare?
La presentazione di una denuncia alla Procura, compilata senza l'aiuto di avvocati, che subito si defilavano non appena si faceva quel nome troppo importante, fu un atto liberatorio. Capimmo allora che "il colosso" finora aveva vinto perché era riuscito a prendere gli utenti uno per uno, aggredendoli con volgari insinuazioni sui familiari. La Sip aveva istituito una prassi perversa (loro la chiamano "logica aziendale"), in cui non era mai previsto di dare ragione all'utente. Al massimo, ad alcune persone, soprattutto a gente importante (giudici, giornalisti, parlamentari) veniva concesso un "abbuono". Molti tuttavia avevano addirittura dovuto chiedere un mutuo, per pagare bollette milionarie, sotto la minaccia del pignoramento. Era allora necessario gettare un salvagente, per permettere anche ad altri di aggrapparsi, e con la salvezza comune sarebbe arrivata anche la forza per lottare contro il gigante.
E fu così! Il primo febbraio 1994 fu pubblicata sul Mattino di Padova una nostra lettera dal titolo accattivante ("Cercasi pentito Sip"), nella quale era indicato il nostro numero di telefono. Fu subito un fiume in piena. Moltissime persone, con bollette milionarie, molto superiori alle nostre, ci interpellarono subito e dopo pochi giorni potemmo organizzare una piccola assemblea. Ma non solo, l'elefante aveva preso paura del topolino! I responsabili della Filiale di Padova telefonarono infatti dopo pochi giorni, improvvisamente fattisi gentili, promettendo di "sistemare tutto" in cambio del "silenzio stampa". Ma ormai era una reazione a catena, impossibile da fermare. Gli elementi che avevamo raccolto, da tutta Italia (tabulati, articoli, documentazioni), messi assieme, ci avevano permesso di scoprire una cosa importante, di cui sarebbe stato impossibile accorgersi se avessimo solo considerato il nostro caso: questi astronomici addebiti erano dovuti a "telefonate" a "numeri erotici", 144 o con prefisso 00, non "vere", ma "simulate" tramite computer! Il computer "sparava" a caso su quasi tutti i contatori, solo che alcuni si trovavano pochi scatti in più, difficili da notare, mancando qualsiasi documentazione degli addebiti, ma per altri iniziava una vera e propria persecuzione milionaria. Avevamo trovato il bandolo di questa intricatissima matassa, ed iniziavamo a dipanarla.
Ormai eravamo divenuti punti di riferimento per tante persone, anche di qualche "anonimo pentito" che ogni tanto ci forniva informazioni utili. Le scoperte si susseguivano con ritmo frenetico, mentre la Sip, divenuta Telecom Italia dal 18 agosto 1994, ormai si era chiusa a riccio, e non rispondeva più alle accuse. Scoprimmo così che i numeri erotici con lo 00, di "internazionale" avevano solo la tariffa. Essi erano infatti seguiti da un "prefisso di località" (area-code) inesistente in quei paesi, e chiamando dalla Svizzera o dall'Austria, rispondeva la compagnia oltreoceano, affermando che il numero chiamato era inesistente. In pratica la telefonata rimane in Italia, mentre i soldi vanno all'estero, nei cosiddetti "paradisi fiscali".
Tutto questo ha comportato una mole enorme di lavoro, soprattutto per aiutare la gente a contestare e denunciare, ma anche per la fitta rete di rapporti con la stampa, con il Ministero delle Poste e con molti altri Enti. Ogni volta che veniva interpellato qualche "mezzo di comunicazione" (giornali o TV), di fronte all'entusiasmo iniziale per l'interesse dell'argomento, seguiva un silenzio assoluto, per le "pressioni", di tutti i tipi, del colosso monopolista. Appena riuscivamo a raggiungere qualche mezzo di informazione nazionale (vedi la Rai), subito si scatenava una pubblicità supermiliardaria della Telecom, che impediva la fuga di qualsiasi notizia sull'argomento. Come le brave "collaboratrici domestiche", i paladini del giornalismo, quelli che si erano vantati di aver aiutato i giudici a portare alla luce tangentopoli, si affrettavano subito a nascondere sotto il tappeto la spazzatura appena raccolta.
Inoltre, ogni volta che usciva qualche notizia importante, la Sip-Telecom metteva in azione qualche rappresaglia: prima l'interruzione immotivata della nostra linea telefonica di casa (ancora sospesa, senza risposta alle numerose raccomandate), poi la cancellazione dall'elenco telefonico, due citazioni al tribunale civile, con udienze praticamente ogni mese ed enormi spese. In pratica stava facendo di tutto per fermarci e impedirci di dare assistenza a migliaia di persone, che altrimenti avrebbero pagato, sotto il "ricatto" dell'interruzione della linea telefonica. Se la Telecom avesse avuto ragione, avrebbe invece fatto presto ad esibire le prove dell'infondatezza di quanto andavamo affermando.
La nostra vita si è così rovesciata come un calzino, le difficoltà economiche sono notevoli, sia perché il tempo da dedicare al lavoro è ridotto al lumicino (ormai è una processione quotidiana di gente che ha bisogno di aiuto), sia per il notevole costo di tale attività e delle cause intentate dalla Telecom. In più, oltre al disagio di essere senza telefono, la rabbia di dover subire un gravissimo sopruso, una continua provocazione, con la consapevolezza che, a fronte dell'ignavia delle Istituzioni cui ci siamo rivolti, la Telecom è sempre in guardia per cogliere la minima reazione inconsulta, per farci passare dalla parte del torto. Abbiamo ormai rinunciato a tutto: alle vacanze, ai sabati e alle domeniche, conduciamo una vita di sacrifici, anche per i nostri figli. Tuttavia le indagini della Magistratura stanno procedendo. Per la prima volta nella storia il Ministero delle Poste ha avviato delle indagini contro la Concessionaria monopolista. Ma soprattutto abbiamo acquistato molti amici e conosciuto molta gente, da una piccola famiglia siamo diventati una "grande famiglia", siamo riusciti finalmente ad avviare una minima regolamentazione del famigerato 144 e a legalizzare l'associazione "Comitato Vittime della Sip-Telecom", riconosciuta ormai come interlocutore dalle Pubbliche Istituzioni, e che si sta espandendo in molte altre città italiane.
Per finire, vogliamo riportare una scritta che abbiamo trovato e che riteniamo rifletta la nostra esperienza:
Padova, 5 marzo 1996.
Lorenzo Filippi
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