Roberto Maroni, gia' poco prima della nomina a ministro dell'Interno, seppe dall'allora capo della Polizia Vincenzo Parisi del pericolo - dal punto di vista "spionistico" - rappresentato dai telefoni cellulari.
"Fu prima che diventassi ministro. Accadde in quella famosa cena, famosa perche' fini' poi sulle pagine del Corriere della Sera. Era la fine di aprile del 1994, la cena si tenne in un albergo romano. Fu presente anche Bossi. Arrivai dopo e vidi che quando ci alzammo tutti per andar via, lui, Vincenzo Parisi, ando' in un altro posto, un tavolo distante, e prese il suo telefonino riattaccando la pila. Non parlo', pero' mi sembro' una cosa strana. Capii il perche' di quel gesto qualche tempo dopo, quando divenni ministro. Fu lui a spiegarmelo. Comunque proprio al termine di quella cena che ho detto, vidi per la prima volta quella tecnica anti-spionaggio".
Vincenzo Parisi spiego' il senso di quel gesto quando vi incontraste dopo la tua nomina a ministro dell'Interno?
"Esatto, Parisi era un vero esperto, essendo stato per 7 anni capo del Sisde prima di diventare capo della Polizia per altri 7. Inoltre lui stesso si sentiva costantemente sotto controllo, spiato. La prima volta che lo incontrai come ministro, nel mio ufficio al Viminale, la prima cosa che mi disse non fu abbiamo il problema grave del coordinamento delle forze di Polizia, oppure la lotta alla criminalita', mi disse: signor ministro faccia bonificare il suo ufficio. Io il mio, aggiunse, lo faccio bonificare due volte la settimana. Scoppiai a ridere. Pensavo che fosse una battuta, ma una battuta non era. Basti pensare che se c'era da parlare di cose riservate, nel senso che mi doveva preannunciare un'operazione di polizia o un arresto eccellente che sarebbe avvenuto dopo qualche giorno, queste notizie non me le diceva naturalmente al telefono, ma neanche nel mio ufficio".
Dove andavate?
"Parisi entrava nel mio ufficio, mi faceva uscire e andavamo in giardino, nel giardino del Viminale a passeggiare, e lui mi raccontava, in giardino, tutte queste cose. Questo per dire che Parisi era un esperto di spionaggio. Quando tenevamo riunioni nel mio ufficio, lui pretendeva che si chiudessero i vetri delle finestre, che erano doppi vetri. Doppi vetri a Roma non e' una circostanza normale, i doppi vetri si usano in montagna, semmai. Comunque, obbligava a chiudere i doppi vetri e in piu' bisognava tirare un tendone molto pesante che stava davanti alle finestre, per cui le nostre riunioni top secret avvenivano sempre al buio, cioe' dovevamo accendere la luce anche se eravamo in pieno giorno. Questa era una precauzione, lui mi disse, contro le intercettazioni ambientali che si potevano fare fin da tre chilometri di distanza semplicemente puntando un'antenna direzionale contro i vetri del mio ufficio. Si potevano captare le vibrazioni dei vetri. Poi mi spiego' cosa aveva scoperto sui telefonini. Mi disse che i telefonini, anche Gsm, potevano essere utilizzati come una specie di radio trasmittente da chi all'esterno, in un raggio di tre-quattrocento metri, fosse stato dotato di un'apparecchiatura particolare. Ingenuamente obbiettai: beh, allora basta spegnerlo. Lui replico': no, anche se e' spento puo' funzionare da amplificatore. Non basta spegnerlo, bisogna anche staccare la pila. Siccome lui era il capo della Polizia e doveva essere sempre reperibile 24 ore su 24, in alternativa, invece di staccare la pila, mi spiego' che lo metteva nella stanza accanto al suo ufficio, acceso, in modo tale che se qualcuno chiamava sentiva il suono del telefonino, ma essendo cosi' distante, con una porta chiusa in mezzo, diventava impossibile l'intercettazione. Il consiglio che mi diede Parisi fu: al telefono non dire mai nulla che non possa essere detto davanti a un Procuratore della Repubblica".
Parisi fece capire se Telecom aveva a che fare con questi meccanismi spionistici?
"Mi disse che Telecom aveva a disposizione, perche' poi li dava a lui al ministero, tutti i tabulati di tutte le chiamate di qualsiasi cellulare. Telecom sapeva e sa, di qualsiasi cellulare, tutto sulle chiamate fatte: l'ora, il numero chiamato e anche luogo dove si trova il cellulare col quale vengono fatte le chiamate. Quello che Parisi non mi disse, ma lo lascio' intendere, e' che qualche ufficio di Telecom e' in grado di intercettare i contenuti delle telefonate, cosa che non si dovrebbe fare, non si potrebbe fare, e persino dei Gsm. Quando i Gsm vennero introdotti ci furono grossi problemi per i Servizi e anche la Polizia. Parisi mi disse che la Criminalpol di colpo, agli inizi degli anni Novanta, perse tutti i controlli telefonici dei mafiosi noti che tenevano sotto controllo in varie parti d'Italia. Accadde di colpo, mi riferi' Parisi, perche' si accorsero dopo che questi soggetti avevano improvvisamente cambiato tutti il telefonino e preso tutti quanti dei Gsm. All'epoca non era ancora possibile intercettarli, anzi. Disse che l'Fbi era intervenuta presso i produttori di Gsm americani affinche' modificassero gli apparecchi rendendoli intercettabili, dato che i primi modelli non lo erano assolutamente. Poi le tecnologie di intercettazione sono arrivate anche in Italia, ma certamente nei primi anni '90 la Criminalpol venne messa in grande difficolta'. Fra i primi utenti dei Gsm in questo Paese ci furono i mafiosi, quindi".
Parisi spiego' se era possibile rintracciare il telefonino laddove si trova? In Svizzera e' accaduto questo.
"Certamente si'. Questo era possibile e lui me lo disse. I tabulati di Telecom che arrivavano al ministero non riportavano questo dato, riportavano solo l'utenza chiamata e chi chiamava, ma tecnicamente, mi disse, era possibile. Era possibile perfino seguire in macchina il telefonino che si spostava assieme al suo proprietario su un'altra auto. E' la tecnologia americana usata per esempio per colpire i narcos colombiani: intercettavano le chiamate, ma capivano anche dove si trovava in quel momento il narcotrafficante. Comunque Parisi mi disse che questi ultimi dati non venivano forniti al ministero, ma erano a disposizione di Telecom. Il problema quindi e' la sicurezza di Telecom. Sulla scorta della mia esperienza riferita al Sisde quando arrivavano documenti siglati "segretissimo" che potevano essere letti solo dal ministro in persona e venivano regolarmente fotocopiati e portati fuori da alcuni agenti infedeli diciamo, figuriamoci cosa puo' accadere in Telecom".
Ripensando a quando eri ministro, hai mai avuto la sensazione di essere spiato?
"Accadde un episodio strano, inquietante, appena divenni ministro.
La sera rimasi a dormire in un appartamentino che avevo affittato
in via dell'Orso, a Roma, da semplice deputato. Non appena
divenni ministro, misero la scorta sotto casa. Ricordo che il lunedi'
successivo la nomina, tornando a Roma, entrai in casa e mi accorsi
che la Tv era accesa. Impossibile pensai, l'avevo certamente
lasciata spenta. Riferii l'episodio a Parisi, che mando' subito degli
agenti a verificare. Dopo poche ore torno' da me e mi parve
imbarazzato. Gli chiesi perche' e alla fine mi disse che avevano
trovato un assegno bancario da 100 milioni, al portatore, sotto il
materasso del mio letto. Me lo mostro'. Io non ne sapevo nulla di
nulla. Poi facendo indagini si scopri' che una persiana di una
finestra, notare che l'appartamento era all'ultimo piano, era stata
manomessa e un vetro della finestra sfilato e rimesso al suo posto.
Agirono con la scorta sotto casa mia".
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