Notizia svizzera per il solito fattaccio italiano. La polizia elvetica e la locale azienda dei telefoni, la Swisscom, hanno dovuto ammettere ieri che le "indiscrezioni" contenute in un articolo del settimanale di Zurigo Sonntags Zeitung in base alle quali piu' di un milione di cittadini della confederazione e' stato spiato nei propri movimenti grazie al telefonino che portava con se', erano autentiche. Non si e' trattato di un falso scoop scandalistico, ma della pura e semplice verita'. Grazie ad un computer capace di individuare gli spostamenti dei singoli apparecchi, computer gestito dalla Swisscom e dalla polizia assieme, e' stato possibile sapere in tempo reale esattamente dove si trovavano tutti gli apparecchi cellulari controllati, e per conseguenza anche - si presume - i loro proprietari, sempre che non avessero dato il telefonino personale a qualcuno in prestito. Si badi bene che l'effettiva capacita' di individuare gli apparecchi nel territorio non e' collegata al loro utilizzo.
E' stato sufficiente, per attivare la ricerca, che fossero accesi.
Fin qua la notizia in arrivo dalla Confederazione, che ovviamente ha scatenato un putiferio di polemiche tutt'altro che concluso. Il fatto e' pero' che questo grazioso "sistemino" sembra che sia in uso anche nel nostro Paese. Non e' solo l'occhiuta quanto invadente presenza di spioni svizzeri in Svizzera capaci di rintracciare chiunque abbia uno stramaledetto portatile in tasca, ad allarmare. In Italia, secondo alcuni quotidiani che ieri riportavano la vicenda, il medesimo "giochetto" sarebbe utilizzato dai nostri amatissimi Servizi, tanto che, - seppure in forma anonima - almeno uno dei loro agenti avrebbe rotto il silenzio raccontando come stanno le cose. E' il Giornale a riferirne. Naturalmente, se si vuole dare credito a questa notizia, e' ovvio che Telecom Italia Mobile - Tim in sigla - non puo' essere estranea alla questione, ma la societa' chiamata indirettamente in causa smentisce categoricamente qualsiasi ipotesi che le dia un ruolo simile alla sorella elvetica. Tuttavia, e non agganciata agli eventi di questi giorni, una conferma dell'uso spionistico dei telefoni cellulari in Italia praticato dai Servizi segreti ci e' arrivata.
L'ex capo della Polizia Vincenzo Parisi fece una confidenza in tal senso tra il 1993 e il 1994 a Roberto Maroni. Il significato della comunicazione che rese all'ex ministro dell'Interno stava nel metterlo "in guardia" dai " pericoli" di andare in giro con un portatile acceso che poteva rappresentare una minaccia per l'incolumita' del soggetto, data la possibilita' di rintracciarlo, e non solo: di poter spiare le conversazioni che avvenivano nel raggio d'azione del telefonino.
Ora il punto e', semmai, capire chi effettivamente gestisce
tutt'oggi questa straordinaria arma. Se Vincenzo Parisi si mostro'
preoccupato con Maroni, significa che qualche dubbio
sull'effettiva "serieta' istituzionale" degli utilizzatori del sistema
l'aveva. Se e' permesso, anche noi. Quanto al resto, invece, non e'
piu' nemmeno il caso di indignarsi perche', vedete, quando uno
Stato arriva ad usare questi mezzi per carpire "notizie", significa
che proprio e' combinato male. Ah, poi naturalmente ci sarebbe la
violazione della liberta' individuale, di quella associativa, di
impiego, di professione, perfino di amare. Anche per questo,
bisogna avere pazienza. Siamo in un regime. O no?
------------
Per caricare questo documento come .DOC di WORD per Windows 2.0:
download .DOC (6,0K)
* Comitato Vittime della Sip-Telecom *
info@sipvittime.org
[..
TORNA AL MENU: GLADIO DELLE TELECOMUNICAZIONI..]