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DA "LA REPUBBLICA - AFFARI & FINANZA"- 12 GIUGNO 1995 - PAG. 20

Federconsumatori accetta una transazione con Telecom su un caso in giudizio e scoppia la polemica

Consumator non porta pena

Secondo le altre associazioni l'accordo lederebbe la delega offerta dagli utenti danneggiati. Il caso è nato sui ricorsi contro il famigerato «144». Ora è in discussione il ruolo di questi enti e il loro finanziamento

di CARLO PICOZZA e CORRADO ZUNINO


E' GUERRA tra le associazioni dei consumatori per un assegno da due miliardi e mezzo accettato dalla Federconsumatori, l'organizzazione legata alla Cgil guidata da Tito Cortese, per una transazione con la Telecom. Un assegno che, secondo le altre associazioni, non avrebbe mai dovuto essere accettato. Il caso che ora si presenta fa emergere diversi quesiti: come si finanziano le organizzazioni di difesa dei consumatori? E, soprattutto, possono queste associazioni assumere la difesa di gruppi di utenti nel corso di un giudizio e poi intascare esse stesse delle somme, anche se destinate poi a scopi istituzionali, in caso di un accordo extragiudiziale con la controparte?

Secondo cinque di queste organizzazioni, che hanno inviato una lettera di protesta a Emma Bonino, commissario europeo per la politica dei consumatori, la transazione effettuata dalla Federconsumatori è scorretta. Per l'organizzazione della Cgil, invece, è la concreta dimostrazione di una «prima grande vittoria politica sul colosso delle telecomunicazioni». Quei soldi, inoltre, sono serviti a creare una nuova fondazione a difesa degli utenti, l'Icu, e quindi a dare fiato a nuove battaglie.

Ma vediamo come sono andate effettivamente le cose. All'inizio, la guerra si combatte in nome di tremila abbonati telefonici, infuriati per l'intrusione nelle loro case dei costosi "servizi 144", e per conto di altre migliaia, in lotta con gli improvvisi aumenti delle tariffe. E' la primavera del '92. Dalle stanze di Tito Cortese, alla fine degli anni '70 ideatore con Andrea Barbato della coraggiosa trasmissione "Di tasca nostra", parte la rivolta telefonica. Con le sue truppe, e insieme a cinque associazioni, trasforma la protesta in un ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio. E invita gli abbonati a chiedere i rimborsi. Il Tar scopre un "errore" nella convocazione della Commissione centrale prezzi, che nel dicembre '91 ha deciso gli aumenti, e accoglie la protesta formale. La Sip si appella al Consiglio di Stato mentre il governo Andreotti, in uno dei suoi ultimi atti, decreta il ripristino delle super tariffe e sana i "vizi" della Commissione prezzi con effetto retroattivo. Forte della vittoria, Telecom impone un nuovo aumento nell'aprile '93. Parte il secondo ricorso al Tar. Questa volta Federconsumatori è sola. La società dei telefoni va avanti nella sua strategia: a settembre inaugura il "144", prefisso magico per entrare nel mondo delle linee erotiche e tarocchi, per scoprire via cavo le quotazioni di Borsa. Il servizio diventa un fenomeno, e un grosso business. Beppe Grillo lancia la crociata contro le chat line, il procuratore Cordova sequestra 300 linee in Campania. E le associazioni dei consumatori incalzano.

La Sip sembra cedere. E' disponibile a trattare su tutto: tariffe, documentazione del traffico, authority. Arriva a praticare sconti milionari, dal 40 all'80 percento, alle vittime da "144": si sta trasformando in Telecom, vuole azzerare i contenziosi giudiziari. E per la prima volta risponde "sì" alla Federconsumatori, la stessa organizzazione che, tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, non aveva firmato il protocollo d'intesa con la Sip sulle commissioni di conciliazione e l'arbitrato sulle bollette. Ma quel "sì" della Sip, accompagnato da due miliardi e mezzo, è scritto sulla transazione. Telecom stacca l'assegno, Federconsumatori ritira tutti i ricorsi al Tar.

La transazione è della fine dell'anno scorso, ma solo qualche settimana fa viene scoperta dalle altre associazioni consumatori, che subito scrivono una lettera a Tito Cortese: «Quei fondi costituiscono un diretto vantaggio economico dell'associazione e non certo degli utenti». Ancora: «Con la transazione, Federconsumatori ha rinunciato sia al ricorso al Tar di fine '83, sia ai due ricorsi di fine '92 e metà '93». La lettera si chiude «congelando i rapporti con la Federconsumatori, in attesa di un completo e approfondito chiarimento».

Tito Cortese reagisce attaccando: «Per quattro anni abbiamo investito grandi risorse umane e finanziarie per piegare la Sip a una trattativa. Ci siamo riusciti. La transazione, che ha strappato un impegno sulle questioni cruciali, ripaga gli sforzi e copre le spese legali. Ora, con la Fondazione Icu, abbiamo più mezzi per continuare la battaglia. Non abbiamo mai fatto transazioni per altri. Ci accusano di non aver fatto questo alla luce del sole? Qualche mese fa, al nostro congresso, aperto a tutti, ne abbiamo discusso a lungo guardando, soprattutto, alle prospettive che questo accordo apre al movimento».

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