Ringraziando giornali e direttori che puntualmente e correttamente portano all'attenzione i problemi dei cittadini, ed invitandoli a continuare su questa strada arricchendo le colonne dei giornali di queste notizie a scapito della peggior «pantomima» che ci vorrebbero propinare politici e accoliti, dopo avere con attenzione seguito il dibattito sulla vicenda Telecom, vorrei poter intervenire con alcune osservazioni ed idee. Oltre ad essere il presidente di una associazione dei consumatori non certo sconosciuta, ricopro anche l'incarico di conciliatore per l'Emilia Romagna, tanto per intenderci entro in quelle sale, in quegli uffici dove di consumano i «drammi». A meno di precocissima senilità, debbo purtroppo smentire chi si sbraccia per ergersi a paladino ed esperto delle telecomunicazioni e, tutt'altro che punto sul vivo, ho per mia fortuna le competenze giuridiche, le conoscenze tecniche e le capacità relazionali e di gestione per poter percepire errori, raggiri, truffe o quant'altro, e come me credo anche gli altri conciliatori (per i casi delle singole associazioni) che, guarda caso nella nostra regione, sono i massimi dirigenti delle associazioni dei consumatori e tanti di questi come il sottoscritto sono anche dirigenti nazionali.
Telecom (prima Sip) ha costruito questa
ipotesi senza dubbio ponendosi come obiettivo quello di migliorare la
propria immagine, ma ha avuto anche il suo tornaconto: spostare il
contenzioso dal piano della signorina seduta che vi accoglie con il numero
come a fare la spesa, con cui si finisce per mandarsi a quel paese senza
ridurre neanche di un centimetro la conflittualità fra aziende e utenti,
a quello della regolamentazione del contenzioso. Questo è il prezzo
pagato, ma ovunque le associazioni dei consumatori cercano questo tipo
di strada (per lo meno le maggiori e nel nostro Paese).
L'altra ipotesi, quella che eccita e fa vedere rosso come i tori
nell'arena, è quella giustizialista e nel migliore dei casi, quella
dei grandi contenziosi nei tribunali, in pratica alimentando
ulteriormente la massa della giurisdizione civile inevasa. Fra le tante
informazioni andiamo a verificare in quanti casi l'utente ha avuto la
meglio. Dove poi si annidi, in quale ufficio sia il mostro succhiasoldi
di Telecom, non lo sa nessuno, tantomeno gli onesti impiegati e
lavoratori in genere con cui ogni giorno si è in contatto. O si tratta
di una grande organizzazione a delinquere di cui però nessuno ha mai
catturato nessuno ... Quindi organi pubblici e giudiziari corrotti,
fantasmi telematici che raggirano ... c'è da scrivere per dieci anni
come su tutti i misteri italiani. Considerate che mentre questo dibattito
infuriava, ossia da quasi un mese, in tutta la regione sono giunti
alla conciliazione non più di 40 casi di cui solo qualcuno da Modena
(da novembre 93 meno di 70 conciliazioni delle quali due terzi hanno
avuto come esito accordo conciliativo in termini di storno o
rateizzazione). Come si fa dunque ad invitare a non sottoscrivere la
conciliazione quando comunque, indipendentemente da essa, il ricorso
alla magistratura è sempre garantito. Facciamo un'indagine presso gli
studi legali e vedrete quante braccia aperte. E quanto costa all'utente
una causa che può durare anche anni?
Questa è la strada che le associazioni dei consumatori debbono
intraprendere, per ridurre la distanza fra il cittadino e la giustizia.
Chiediamoci perché in tanti altri servizi non si creano le conciliazioni
(acqua, gas, Enel, trasporti, sanità) mentre in altri settori più ancora
arretrati vengono presentate carte dei diritti e della trasparenza che
sono autocertificate ma non condivise dalle associazioni. Quella di
Telecom è una esperienza riconosciuta dalla Comunità Europea che ha aperto
grandi opportunità e potrà essere estesa ad altri servizi (come da tempo
stiamo lavorando). Questa premessa per sottolineare la necessità di
rafforzare questo strumento e il principio delle parità dei rapporti
azienda e cliente; quindi ringraziamo, anzi attendiamo tutti quelli che
ci possono dare altri strumenti e consolidare la nostra capacità dentro
le conciliazioni (già tanti lo fanno) mentre la strada che sembra
percorrere qualcuno potrebbe portare molto indietro.
Per quanto concerne
il 144, su cui è bene precisare che non riguarda tutti i casi, ma solo
una parte, la posizione nostra è ben nota: occorre colpire la pubblicità
ingannevole e le sirene che seducono, attraverso la pubblicità su
televisioni e giornali, le persone più deboli. Occorre garantire chi non
vuole usufruire di tali servizi, per far sì che possa escludersi senza
pagare nulla. Ma attenzione a non fare una battaglia contro la
telematica: se da questo processo di sviluppo fossero esclusi attori
sociali come i consumatori, la democrazia e i diritti ne risentirebbero.
Ai politici infine un consiglio: siete stati eletti per fare i
parlamentari, siete stipendiati con i soldi nostri (per lo meno di chi
paga le tasse) ma non avete un mandato su tutto.
Il primato onnivoro della politica in Italia ha già dimostrato le sue nefaste conseguenze, la società civile ha diritto di autorappresentarsi nelle forme migliori e di autoreferenziarsi come meglio crede, al punto tale che oggi, al contrario di ieri, i cittadini che hanno problemi si indirizzano alle associazioni e insieme cercano di risolverli senza doversi rivolgere all'amico assessore o conoscente. Sarebbe molto brutto tentare di mantenere in vita associazioni cerniera dei politici, o cercare di sostituirsi a questa democrazia di base uccidendo l'ennesima primavera. Stimolateci, aiutateci, ma anche ascoltateci.
Pierre Orsoni
------------
Per caricare questo documento come .DOC di WORD 2.0:
download .DOC (8,8K)