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LETTERE


Maxibollette, l'Adoc
difende la conciliazione

Lettera di Pierre Orsoni, pubblicata il 05-09-95 sulla Gazzetta di Modena


GAZZETTA DI MODENA


LETTERE
AL DIRETTORE

Ringraziando giornali e direttori che puntualmente e correttamente portano all'attenzione i problemi dei cittadini, ed invitandoli a continuare su questa strada arricchendo le colonne dei giornali di queste notizie a scapito della peggior «pantomima» che ci vorrebbero propinare politici e accoliti, dopo avere con attenzione seguito il dibattito sulla vicenda Telecom, vorrei poter intervenire con alcune osservazioni ed idee. Oltre ad essere il presidente di una associazione dei consumatori non certo sconosciuta, ricopro anche l'incarico di conciliatore per l'Emilia Romagna, tanto per intenderci entro in quelle sale, in quegli uffici dove di consumano i «drammi». A meno di precocissima senilità, debbo purtroppo smentire chi si sbraccia per ergersi a paladino ed esperto delle telecomunicazioni e, tutt'altro che punto sul vivo, ho per mia fortuna le competenze giuridiche, le conoscenze tecniche e le capacità relazionali e di gestione per poter percepire errori, raggiri, truffe o quant'altro, e come me credo anche gli altri conciliatori (per i casi delle singole associazioni) che, guarda caso nella nostra regione, sono i massimi dirigenti delle associazioni dei consumatori e tanti di questi come il sottoscritto sono anche dirigenti nazionali.

Telecom (prima Sip) ha costruito questa ipotesi senza dubbio ponendosi come obiettivo quello di migliorare la propria immagine, ma ha avuto anche il suo tornaconto: spostare il contenzioso dal piano della signorina seduta che vi accoglie con il numero come a fare la spesa, con cui si finisce per mandarsi a quel paese senza ridurre neanche di un centimetro la conflittualità fra aziende e utenti, a quello della regolamentazione del contenzioso. Questo è il prezzo pagato, ma ovunque le associazioni dei consumatori cercano questo tipo di strada (per lo meno le maggiori e nel nostro Paese).
L'altra ipotesi, quella che eccita e fa vedere rosso come i tori nell'arena, è quella giustizialista e nel migliore dei casi, quella dei grandi contenziosi nei tribunali, in pratica alimentando ulteriormente la massa della giurisdizione civile inevasa. Fra le tante informazioni andiamo a verificare in quanti casi l'utente ha avuto la meglio. Dove poi si annidi, in quale ufficio sia il mostro succhiasoldi di Telecom, non lo sa nessuno, tantomeno gli onesti impiegati e lavoratori in genere con cui ogni giorno si è in contatto. O si tratta di una grande organizzazione a delinquere di cui però nessuno ha mai catturato nessuno ... Quindi organi pubblici e giudiziari corrotti, fantasmi telematici che raggirano ... c'è da scrivere per dieci anni come su tutti i misteri italiani. Considerate che mentre questo dibattito infuriava, ossia da quasi un mese, in tutta la regione sono giunti alla conciliazione non più di 40 casi di cui solo qualcuno da Modena (da novembre 93 meno di 70 conciliazioni delle quali due terzi hanno avuto come esito accordo conciliativo in termini di storno o rateizzazione). Come si fa dunque ad invitare a non sottoscrivere la conciliazione quando comunque, indipendentemente da essa, il ricorso alla magistratura è sempre garantito. Facciamo un'indagine presso gli studi legali e vedrete quante braccia aperte. E quanto costa all'utente una causa che può durare anche anni?

Questa è la strada che le associazioni dei consumatori debbono intraprendere, per ridurre la distanza fra il cittadino e la giustizia. Chiediamoci perché in tanti altri servizi non si creano le conciliazioni (acqua, gas, Enel, trasporti, sanità) mentre in altri settori più ancora arretrati vengono presentate carte dei diritti e della trasparenza che sono autocertificate ma non condivise dalle associazioni. Quella di Telecom è una esperienza riconosciuta dalla Comunità Europea che ha aperto grandi opportunità e potrà essere estesa ad altri servizi (come da tempo stiamo lavorando). Questa premessa per sottolineare la necessità di rafforzare questo strumento e il principio delle parità dei rapporti azienda e cliente; quindi ringraziamo, anzi attendiamo tutti quelli che ci possono dare altri strumenti e consolidare la nostra capacità dentro le conciliazioni (già tanti lo fanno) mentre la strada che sembra percorrere qualcuno potrebbe portare molto indietro.
Per quanto concerne il 144, su cui è bene precisare che non riguarda tutti i casi, ma solo una parte, la posizione nostra è ben nota: occorre colpire la pubblicità ingannevole e le sirene che seducono, attraverso la pubblicità su televisioni e giornali, le persone più deboli. Occorre garantire chi non vuole usufruire di tali servizi, per far sì che possa escludersi senza pagare nulla. Ma attenzione a non fare una battaglia contro la telematica: se da questo processo di sviluppo fossero esclusi attori sociali come i consumatori, la democrazia e i diritti ne risentirebbero. Ai politici infine un consiglio: siete stati eletti per fare i parlamentari, siete stipendiati con i soldi nostri (per lo meno di chi paga le tasse) ma non avete un mandato su tutto.

Il primato onnivoro della politica in Italia ha già dimostrato le sue nefaste conseguenze, la società civile ha diritto di autorappresentarsi nelle forme migliori e di autoreferenziarsi come meglio crede, al punto tale che oggi, al contrario di ieri, i cittadini che hanno problemi si indirizzano alle associazioni e insieme cercano di risolverli senza doversi rivolgere all'amico assessore o conoscente. Sarebbe molto brutto tentare di mantenere in vita associazioni cerniera dei politici, o cercare di sostituirsi a questa democrazia di base uccidendo l'ennesima primavera. Stimolateci, aiutateci, ma anche ascoltateci.

Pierre Orsoni

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