SERENA. - Al Ministro delle poste e delle telecomunicazioni. - Premesso:
che i servizi audiotex internazionali, nella maggior parte dei casi, presentano contenuti a sfondo erotico-sessuale, risultando pericolosi per gli utenti minori che spesso si inseriscono in queste linee;
che la Telecom ha interessi economici, attraverso la STET, nel traffico internazionale;
che la normativa comunitaria stabilisce che non vi debba essere alcun tipo di filtro (come ad esempio operatori) per l'accesso alle chiamate internazionali, tant'è che l'utente può accedere agli Stati esteri mediante digitazione del prefisso internazionale seguito dal prefisso del paese con cui si desidera comunicare;
che la Telecom sostiene di essere in grado di disabilitare le chiamate verso i centri servizi esteri;
che i servizi audiotex internazionali sarebbero riconoscibili da una diversa numerazione rispetto all'utenza comune, il che è parzialmente vero quando i servizi audiotex internazionali sono legittimi nel paese in cui si pubblicizzano;
che, secondo quanto riferiscono gli operatori del settore, sembra che il gestore di una rete spagnola che aveva disabilitato uno dei tanti servizi audiotex erotici canadesi, al quale si accedeva tramite il prefisso 600-1, constatava che lo stesso servizio veniva pubblicizzato, due giorni dopo, su prefissi urbani e numerazioni private del distretto di Toronto e Montreal e che identici provvedimenti adottati altrove non avevano ottenuto l'effetto sperato, incrementando addirittura la proliferazione dei numeri "caldi".
che, in sostanza, il meccanismo è il seguente: dopo lo 00 (prefisso internazionale) si compone il codice della nazione estera e di seguito un numero (l'area code), che serve per dirottare la telefonata ad una "hot" italiana;
considerato che una chiamata ad un servizio audiotex internazionale costa all'utente come una normale chiamata internazionale, vale a dire oltre 4.500 lire al minuto + IVA, con un profitto distribuito nel modo seguente:
3.000 lire al minuto + IVA vengono incamerate dalla STET che, attraverso la Telecom Italia, gestisce la chiamata in partenza dall'Italia e da Italcable, che trasporta la chiamata al paese estero;
la parte restante, che corrisponde al 30 per cento, è la quota destinata a Telecom Estero che ne riconosce una parte al centro servizi con cui ha stabilito il contratto di fornitura,
che alcuni gestori dei 40 termination point internazionali, come l'ENTEL cilena, sono entrati in compartecipazione con la STET pubblicizzando i loro servizi nell'intera Europa, Italia compresa,
l'interrogante chiede di sapere:
quali misure si intenda attivare per controllare le numerazioni di un termination point internazionale, dal momento che i gestori ricavano maggiori vantaggi se non comunicano a Telecom Italia la numerazione applicata alla premium line;
se, per i motivi sopra esplicitati, vi sia l'intenzione di tutelare l'utenza e non gli interessi della Telecom-STET, al fine di incentivare un mercato dell'audiotex controllabile e gestito in maniera trasparente.