LA LUNGA requisitoria di Beppe Grillo finisce alle 23.05 sulle note di un blues elettrico "sparato" alto dai diffusori in sala, quasi a dare una scossa ai quattromila e oltre del Palasport San Lazzaro, dopo un monologo durato cento minuti filati filati.
Una vera requisitoria moderna e telematica alla Di Pietro, il che nel gioco della drammaturgia (come è successo in quello forense) permette a Grillo una grande magìa: essere attore che "dialoga" senza bisogno della spalla, essere un comico che si concentra sull'invettiva perché tutto il resto (l'attesa, la preparazione delle battute, la trama del discorso) viene fornito "visivamente" al pubblico, allo stesso tempo e con lo stesso ritmo della sua improvvisazione, della sua vis polemica. Una magìa che sprigiona fantasia, dinamismo e lascia Grillo libero di mostrarsi attore in tutte le sue tonalità, di accentuare le sue capacità mimiche.
Tutto questo utilizzando al meglio le tecnologie: la tivù, i computer. Tecnologie che sono anche la materia stessa del contendere in questo suo nuovo spettacolo.
Una telecamera in sala inquadra di volta in volta, su un grande schermo che domina la scena: l'articolo di quotidiano, la pubblicità, i prodotti presi di mira da Grillo.
Da bordo palco, un assistente al computer invia tabelle, diagrammi, foto, che vengono additate, commentate, spiegate da Grillo. Il tutto con tanta improvvisazione, tanta versatilità, tornando indietro di una tabella se serve, facendo riascoltare un passaggio, come un lungo assolo di un chitarrista. Il tavolo a fondo scena zeppo di oggetti è visitato saltuariamente durante tutta la sera.
Questo spettacolo non funziona a ingranaggi fissi, è piuttosto un'architettura mobile: il testo vien fatto "respirare" secondo gli umori del comico e del pubblico che lo ascolta in quel momento.
E ieri il pubblico era decisamente affascinato, quanto incredibilmente eterogeneo: famiglie con bambini, giovani e meno giovani, folla che neppure ai concerti rock si riesce spesso a vedere così densa.
Si poteva pensare di trovarsi un Grillo con le armi "spuntate" dalle
troppe querele, ma non è stato così. Con due cavi in mano (uno
elettrico e l'altro a fibre ottiche) l'attore genovese ha ripreso il
"filo" del discorso dove l'aveva lasciato, attorno alla Telecom e
alla Stet facendo un annuncio: all'assemblea degli azionisti con
Biagio Agnes ci sarà anche lui, che per parteciparvi ha acquistato
un piccolo pacchetto azionario. Alle 21.20, quando inizia lo
spettacolo, Grillo fa salire sul palco Lorenzo Filippi,
l'ingegnere padovano fondatore del comitato "vittime della
Sip" ormai strutturato, che gli regala la prima tessera di socio
onorario. Poi iniziano le bordate: sulla chiesa, sulla sinistra, su
Veltroni che fa scrivere a Dario Argento il commento sulla strage
nel metrò a Tokio, sui programmi della Lambertucci, sul
"monopolio liberista", sulle liste di "target" vendute dalla Seat un
tanto a nome alle aziende che spediscono offerte via posta. E
infine i temi ecologici, e la "democrazia" di Internet. Quando poi
indossa il casco della realtà virtuale come una maschera, Grillo
diventa lirico, e ti accorgi che dalla tecnologia resuscita il teatro.
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