LA TELECOM "ferita nell'onore" dalla "pesantezza" di alcune espressioni usate da Lorenzo Filippi, presidente del "Comitato Vittime della ex Sip" nell'ambito di un contenzioso epistolare (e personale) con l'ex azienda dei telefoni sulla "legittimitą" del "conto" di due bollette risalenti, la prima al sesto bimestre 1992 e la seconda al quinto bimestre del 1993, medita vendetta dopo che la seconda sezione del Tribunale civile non ha accolto la sua richiesta di condannare Filippi al risarcimento dei danni per i reati di ingiurie e/o diffamazione. Pertanto la Telecom ha fatto ricorso alla Corte d'Appello di Venezia, con udienza fissata per il 24 luglio. Tra l'Azienda dei Telefoni e il presidente del Comitato Vittime della ex Sip non corre buon sangue: da una parte Filippi che fa le pulci alle bollette, dall'altra la Telecom che vanta legittimitą di comportamento.
A conclusione di una complessa istruttoria durata due anni il collegio civile presieduto da Aurelio Verger ha emesso una sentenza non gradita alla Telecom. Escludendo dalla decisione finale sia il Codacons sia l'Associazione Utenti Servizi Telefonici che, amichevolmente, s'erano schierati con il presidente delle "Vittime della Sip" i giudici hanno riconosciuto che le parole di Filippi non rispettavano il "limite della continenza": Ma nel contempo e' caduta sulla Telecom l'accusa di non aver offerto la documentazione utile a far configurare nella specie l'ipotesi della diffamazione "per mancanza di prova sull'elemento oggettivo". Per cui il tribunale ha rigettato le "domande giudiziali cosi' come proposte dalla Telecom" e, in buona sostanza, ha "assolto" Lorenzo Filippi.